Transizione 4.0: le prime indiscrezioni su aliquote, tetti e compensazione

Risorse per venticinque miliardi di euro a valere sui fondi del Recovery Plan, proroga fino al 2022, aliquote aumentate per il 2021, nuovi massimali e possibilità di compensazione più rapida. Sono questi i termini su cui sarebbe stata raggiunta l’intesa tra il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Economia e delle Finanze in relazione al nuovo piano Transizione 4.0. A svelarli un articolo firmato da Carmine Fotina su Il Sole 24 Ore del 6 novembre.
L’attuale piano, che scade a dicembre 2020 con possibilità di consegne fino a giugno 2021, sarebbe rinnovato per due anni, con una particolarità: la nuova impalcatura, che  partirà con l’entrata in vigore della legge di bilancio a gennaio 2021, si estenderebbe retroattivamente anche agli investimenti effettuati negli ultimi due mesi del 2020, dal 1 novembre. Il termine della misura viene fissato al 31/12/2022, con possibilità di portare le consegne fino al 30 giugno 2023 in caso di versamento di un acconto pari ad almeno il 20% dell’ordine.

Beni strumentali 4.0

Iniziamo dal credito d’imposta per l’acquisto dei beni strumentali 4.0, che attualmente è del 40% per investimenti fino a 2,5 milioni e del 20% per investimenti tra 2,5 e 10 milioni. L’aliquota salirebbe al 50% per investimenti fino a 4 milioni e al 30% per la quota di investimenti di valore compreso tra 4 e 10 milioni. Arriverebbe poi una nuova aliquota del 10% per gli investimenti superiori ai 10 milioni (attualmente non agevolati) e i 20 milioni. Attenzione però: le nuove aliquote varranno solo per il 2021, mentre nel 2022 tornerebbero ai valori attuali.

Il periodo di compensazione dei crediti d’imposta, scenderebbe a 3 anni a partire già dall’anno in cui si verifica l’interconnessione.

I beni strumentali semplici

Quanto ai beni strumentali semplici, cioè tutti i beni strumentali non 4.0, l’aliquota passerebbe, sempre solo per il 2021 al 10%. Secondo le indiscrezioni de Il Sole 24 Ore l’agevolazione varrebbe “per investimenti effettuati da soggetti con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni”. Nessun cenno al tetto dell’incentivo, attualmente fissato a un monte acquisti di 2 milioni di euro. Curiosamente, il periodo per la compensazione passerebbe da 5 anni a 1 anno.

I software

Per quanto riguarda i beni immateriali ricompresi nell’allegato B (i cosiddetti software 4.0), l’aliquota verrebbe innalzata al 20%, con un massimale che salirebbe a 1 milione (anche in questo caso soltanto per il primo dei due anni di vigenza della nuova piattaforma).
Importante novità è che sarebbe introdotto un incentivo anche per l’acquisizione di altri software non riconducibili espressamente ai processi di digital transformation secondo il paradigma di Industria 4.0. In questo caso, il credito d’imposta è pari al 6%

Il periodo di compensazione per i beni immateriali viene portato a 1 anno.

Credito d’imposta per Ricerca, Sviluppo, Innovazione

Il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo, salirebbe al 20% con massimale a 5 milioni.
Il credito d’imposta per le attività di innovazione tecnologica salirebbe invece dall’attuale 6% al 10% con massimale in aumento fino a 3 milioni.
L’attuale aliquota riservata ai progetti di innovazione volti ad favorire digitalizzazione e sostenibilità, che oggi vale il 10%, verrebbe portata al 15%.
Infine, il credito d’imposta per le attività di design e ideazione estetica sarebbe alzato al 15% con raddoppio del tetto da 1,5 milioni a 3 milioni.
Le nuove aliquote e i massimali relativi al credito d’imposta per le attività di Ricerca, Sviluppo e Innovazione sarebbero valide per tutti i due anni di proroga e non solo per il primo, come invece nel caso dei beni strumentali.

La formazione 4.0

Novità in vista anche per l’incentivo meno “amato dagli Italiani”, cioè il credito d’imposta per la cosiddetta Formazione 4.0. Al momento la misura copre, con aliquote differenziate comprese tra il 30% e il 50% a seconda delle dimensioni aziendali, il costo orario della manodopera occupata nei percorsi di formazione. Per esempio, una piccola impresa che organizza un corso da 20 ore per tre dipendenti il cui costo orario è pari a 20 euro l’ora riceve un credito d’imposta di 600 euro (3 x 20 x 20 x 50%).

La novità sarebbe che tra i costi ammissibili, come richiesto a più riprese dagli imprenditori, siano incluse anche le spese dirette (leggasi il costo dei formatori ed eventuali spese connesse, ad esempio l’affitto del locale o di attrezzature strettamente necessarie) e non solo il costo orario dei dipendenti in formazione.